In pieno ossequio all'assodato principio che, tra i due litiganti, a volte il terzo gode, domenica scorsa, nella settima tappa del Mondiale di Formula Uno in Canada, è andata in scena la favola del ventitreenne polacco Robert Kubica. Sul circuito cittadino di Montreal, con un asfalto degno di una strada vicinale di periferia, Robert (mi permetterà la confidenza da quasi coetaneo) è riuscito nel molteplice intento di vincere il suo primo Gran Premio, farlo vincere alla Polonia ed alla BMW, interrompendo così un dualismo finanche snervante Ferrari - McLaren, durato più di un anno, e cancellare le paure dell'anno precedente, quando, sul medesimo tracciato, uscì miracolosamente indenne da un terribile incidente. Il ragazzone di Cracovia, con quel suo viso e quel suo fare un po' così, che fanno tanta simpatia, cresciuto motoristicamente - e non solo - con i kart in Italia ed entrato nel più prestigioso ambiente automobilistico rubando il posto nientemeno che a Jacques Villeneuve è, più o meno, un pilota come tutti gli altri: meno glaciale di Raikkonen, meno predestinato e saputello di Hamilton, meno focoso di Massa, meno glamour di Rosberg e Piquet; più italiano, ormai, degli altri italiani del circus e, al momento, più di tutti in classifica e in termini di costanza di rendimento - con quattro podi e costantemente a punti, eccezion fatta per la gara inaugurale in Australia -, di opportunismo (un "Inzaghi del volante" verrebbe da dire), di capacità di guida ed adattamento alla macchina. Certo, mi si dirà che i bolidi sono più facili da guidare e portare al limite rispetto al passato. Vero, ma trattasi ugualmente di campione. Antipersonaggio per eccellenza, educato e garbato, mai sopra le righe, con una disponibilità ed un' umiltà più da Motomondiale che da Formula Unio, il polacco rappresenta l'immagine fresca ed umana da cui tutti i colleghi, giovani e stagionati, dovrebbero prendere esempio e su cui Ecclestone e soci dovrebbero puntare. Chapeau, Robert, e avanti così! Ah, certo, a margine della favola di Kubica c'è stato un banale tamponamento tra Hamilton, Raikkonen e Rosberg (roba da constatazione mica-tanto-amichevole d'incidente) e problemi al rifornimento per il povero Massa: tutto sommato, cose normali per strade cittadine diventate circuito.